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EDUCARE ALLA SOSTENIBILITÀ

ACCOMPAGNARE LE EMOZIONI: IL RUOLO DELLA SCUOLA NELLA RISPOSTA ALLA SFIDA CLIMATICA

I nuovi dati del progetto “A Scuola di Acqua - Sete di Futuro”, promosso da Sanpellegrino e ScuolAttiva ETS con la supervisione scientifica dell’Università di Pavia, mostrano che:

  • per l’89% degli insegnanti, aiutare i bambini a comprendere il legame tra ambiente e benessere personale è parte del compito educativo della scuola;
  • per il 97% hanno apprezzato il toolkit sperimentale proposto dal progetto

 

Milano,  25 giugno 2026 – Il cambiamento climatico è ormai entrato anche nelle aule scolastiche. Non solo come tema di educazione civica o scientifica, ma come questione che riguarda emozioni, abitudini quotidiane, salute e partecipazione. Per molti insegnanti, parlare di ambiente significa oggi aiutare bambine e bambini a capire cosa sta accadendo intorno a loro, ma anche come reagire senza sentirsi impotenti. È il quadro che emerge dai nuovi dati del progetto “A Scuola di Acqua – Sete di Futuro”, promosso da Sanpellegrino e ScuolAttiva ETS con la supervisione scientifica dell’Università di Pavia.

La prima indagine dedicata all’eco-ansia nei bambini[1], condotta nel 2024 dall’Università di Pavia, nell’ambito del progetto A scuola  di Acqua,  aveva evidenziato una preoccupazione molto diffusa per il futuro dell’ambiente da parte del 95% degli alunni, accompagnata da segnali di impatto emotivo per il 40% di loro, ma anche da un forte senso di responsabilità (95,6% del campione) e dalla fiducia di poter contribuire al cambiamento (97,2% dei bambini).

Con la nuova ricerca condotta durante l’anno scolastico appena concluso, il progetto ha approfondito il punto di vista degli insegnanti grazie ad un corso di formazione accreditato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e attraverso l’esperienza d’uso di un toolkit didattico su natura, sostenibilità, emozioni e cura dell’ambiente sviluppato ad hoc.

“Con “A Scuola di Acqua - Sete di futuro” Sanpellegrino porta avanti da anni un percorso educativo pensato per aiutare le nuove generazioni a maturare una maggiore sensibilità e consapevolezza rispetto al valore e alla tutela dell’acqua, dell’ambiente e delle risorse naturali, - commenta Fabiana Marchini, Head of Corporate Affairs & Sustainability del Gruppo Sanpellegrino. “La nuova indagine conferma quanto sia importante offrire alla scuola strumenti capaci di trasformare la preoccupazione per il futuro del Pianeta in conoscenza, partecipazione e capacità di azione. Per noi questo significa contribuire a un’educazione alla sostenibilità che non si limiti a informare, ma aiuti bambine e bambini a sentirsi parte attiva del cambiamento, con il supporto degli adulti - docenti in primis- e di percorsi costruiti su solide basi scientifiche”.

Ambiente e benessere entrano nella missione educativa della scuola

Dopo aver indagato la preoccupazione dei bambini per il futuro dell’ambiente, la nuova indagine[2] sposta l’attenzione sulla risposta educativa. Secondo il report preliminare A Scuola di Acqua 2026, l’89% degli insegnanti considera prioritario aiutare i bambini a comprendere il legame tra ambiente e benessere personale; per il 78% dei docenti, inoltre, le attività pratiche sulla natura e sulla cura dell’ambiente dovrebbero entrare nella routine scolastica. Il dato suggerisce che, per molti insegnanti, l’educazione ambientale non è più percepita come un contenuto aggiuntivo. È piuttosto un’area in cui si intrecciano conoscenze scientifiche, competenze emotive, comportamenti quotidiani e cittadinanza.

Oggi non basta parlare di sostenibilità: servono nuovi linguaggi e strumenti educativi per affrontare temi complessi come il cambiamento climatico senza generare paura o senso di impotenza, - afferma Simona Frassone, Direttrice Generale e Presidentessa del Comitato Educational di ScuolAttiva ETS. - Con “A Scuola di Acqua – Sete di Futuro” abbiamo scelto un approccio narrativo positivo capace di trasformare la consapevolezza in azione. Il percorso formativo dimostra che gli insegnanti sono pronti a integrare educazione ambientale ed educazione emotiva, aiutando i bambini a comprendere le sfide del nostro tempo senza alimentare ecoansia. Perché educare alla sostenibilità significa anche educare alla fiducia e alla capacità di immaginare il futuro”.

Formare gli insegnanti per parlare di clima senza catastrofismo

Il campione preso in esame è composto in larga parte da insegnanti con elevata esperienza professionale: circa 3 intervistati su 4 dichiarano più di dieci anni di attività. Questo elemento è importante perché le valutazioni raccolte arrivano da professionisti abituati a confrontarsi quotidianamente con la complessa la realtà della scuola.

Nell’ambito del progetto, sono stati proposti dei webinar formativi per gli insegnanti, giudicati “molto positivi” o “positivi” da quasi l’85% dei partecipanti, che ne hanno apprezzato il contributo nel fornire idee concrete per portare natura e sostenibilità nella routine scolastica. Il dato più significativo riguarda la motivazione, da parte degli insegnanti, a promuovere pratiche di educazione ambientale e sostenibile (con una media di 6,18 su 7) e l’acquisizione di strategie per parlarne in modo positivo.

“Parlare di eco-ansia non significa patologizzare la preoccupazione dei bambini», - osserva Livio Provenzi, responsabile scientifico del progetto per l’Università di Pavia. – “Significa riconoscere che l’informazione sul cambiamento climatico può avere un impatto emotivo e che gli adulti hanno un ruolo nel modo in cui questa informazione viene accompagnata. Il passaggio dall’ecoansia all’eco-care non riguarda solo il singolo bambino: richiede un’azione di sistema, collaborativa, che coinvolga scuola, famiglie, istituzioni e comunità”.

Dal toolkit più partecipazione, empatia e collaborazione

Il toolkit sperimentale utilizzato nelle classi ha ricevuto una buona accoglienza. Secondo gli insegnanti, il risultato più evidente riguarda la partecipazione dei bambini: l’84,9% rileva un grande entusiasmo nelle attività sulla consapevolezza ambientale. Il 78,8% osserva una maggiore empatia verso animali, piante e paesaggi; il 75,8% segnala una maggiore collaborazione nei lavori di gruppo a tema ambientale; il 72,8% riferisce una crescita della curiosità verso la natura e la connessione con la salute personale. Questi dati indicano che le attività non agiscono soltanto sul piano delle conoscenze. Gli insegnanti riferiscono cambiamenti anche nel modo in cui i bambini partecipano, collaborano, osservano l’ambiente e ne parlano. In questo senso, la sostenibilità viene trattata come esperienza concreta, non solo come argomento teorico.

Anche per questo il progetto risulta anche altamente raccomandabile: il 97% degli insegnanti consiglierebbe il progetto e l’utilizzo del kit ad altri docenti.


La nuova sfida: portare il progetto nella routine della scuola.

Più che misurare un fenomeno, la ricerca ha permesso di comprendere come la scuola possa accompagnare le emozioni dei bambini di fronte alla crisi climatica. Se la prima indagine aveva mostrato quanto la preoccupazione per il futuro dell'ambiente fosse diffusa tra i più piccoli, i dati raccolti quest'anno confermano che questa sensibilità non è destinata a trasformarsi necessariamente in paura o senso di impotenza e la scuola è pronta a raccogliere questa sfida. Gli insegnanti riconoscono sempre più il legame tra sostenibilità, benessere e sviluppo dei bambini e chiedono strumenti concreti per affrontare questi temi nella quotidianità delle classi. Un segnale che rafforza l'impegno di Sanpellegrino, ScuolAttiva ETS e Università di Pavia nel proseguire un percorso comune a sostegno delle nuove generazioni.

Perché educare alla sostenibilità non significa soltanto prendersi cura del Pianeta, ma anche aiutare i bambini a trasformare la preoccupazione in fiducia, responsabilità e capacità di immaginare il futuro. Un passaggio dall'eco-ansia all'eco-care che rappresenta forse il risultato più importante emerso dal progetto.


[1] L’indagine aveva coinvolto circa 1.000 bambini tra i 5 e gli 11 anni attraverso una survey CAWI.

[2] L’indagine 2025-2026 ha coinvolto 20 scuole sul territorio nazionale per un totale di 55 insegnanti e 920 alunni fra gli 8 e 12 anni.


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